mercoledì 16 ottobre 2013

Legge di Stabilità: La prima senza sacrifici, la miglioreremo in Parlamento

"Date le condizioni è un provvedimento da difendere" lo afferma Marina Sereni, vice presidente della Camera, sulla Legge di Stabilità. 








"E’ importantissimo che, nonostante le tensioni politiche dei giorni scorsi, il Governo abbia rispettato la scadenza del 15 ottobre e inviato a Bruxelles la nostra Legge di Stabilità. La leggeremo con attenzione e non faremo mancare l’apporto del Parlamento, non per dare il via al famoso assalto alla diligenza, anche perché sulla diligenza non c’è molto, ma per eventualmente migliorare la proposta e approfondire aspetti che non sminuiscono il disegno complessivo".

"Ma a un primo sguardo e soprattutto dopo aver letto alcuni editoriali - continua - voglio difendere un provvedimento, il primo dopo tanti anni, che non chiede sacrifici ai cittadini e che, pur non essendo una rivoluzione, mette in campo un taglio del costo del lavoro per dipendenti e imprese, fino a 185 euro all’anno sui salari più bassi, e introduce politiche redistributive recuperando la rivalutazione delle pensioni più basse, e chiedendo un contributo a quelle sopra i 100 mila euro".

Ed aggiunge:

“Il governo Letta ha ascoltando parti sociali ed Enti locali e, senza pretendere applausi, ha proposto ciò che – nelle condizioni date – era possibile. Se, dopo tanti anni, non leggiamo di tagli alla scuola o alla sanità pubblica, se l’unico aumento è il bollo sul deposito titoli, se la pressione fiscale complessivamente diminuisce, anche se forse sulle rendite finanziare una riflessione in più si potrebbe fare, credo sia giusto riconoscere che c’è un’inversione di tendenza, modesta ma significativa - conclude - per poter dare stabilità e certezze al sistema Italia e all'Europa”.

Per Sergio D’Antoni, responsabile Pubblica Amministrazione Pd: "La Legge di Stabilita’ apre una nuova fase e marca, rispetto al recente passato, un significativo e positivo segno di discontinuità nei capitoli del fisco, dello sviluppo e della lotta alla spesa improduttiva. Segnale che va dato e rafforzato, ora, anche sul fronte del pubblico impiego, dove invece si rilevano contraddizioni e poco coraggio.

Nella manovra si evidenziano incongruenze rispetto all'impianto e ai passi avanti compiuti con il recente decreto sulla Pa. Passi che ora vanno consolidati, assicurando il rinnovamento di una forza lavoro che rimane tra le più anziane d’Europa. Vuol dire sbloccare finalmente il turn over e assicurare l’immissione di professionalità nuove e consolidate, a cominciare dalla stabilizzazione dei precari. Efficienza, produttività e qualità dei servizi si rilanciano partendo da questi due capitoli", conclude D'Antoni.

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