mercoledì 7 agosto 2013

Riduzione indennità ai Consiglieri regionali un grande appeal mediatico che cela un falso problema

Con la riduzione delle indennità a soli 2.500 euro è impensabile essere presenti per rappresentanza quotidiana nelle molteplici chiamate nei comuni e nei luoghi più diversificati della regione.







La battaglia dell'M5S anche in Molise per la riduzione delle indennità per Presidente e Consiglieri regionali va avanti. In riferimento alla legge regionale n.16 del 1997 e s.m.i. ai Consiglieri regionali della Regione Molise e alle più alte cariche viene riconosciuto un trattamento indennitario a titolo di funzione e a titolo di rimborso. L’indennità dei membri del Consiglio regionale o della Giunta viene quindi stabilità per legge, come si evince dal’art.10 dello Statuto regionale.

La proposta dei penta stellati nasce dopo una comunicazione ufficiale al Pres. del Consiglio regionale V. Niro, datata 9/5/2013, nella quale, in seguito alla richiesta dei grillini  di percepire un’indennità di funzione di solo 2500€ nette mensili e di rinunciare totalmente all’art.7 della L.R. 7/2002 e allla diaria con rimborsi spese, (in questo momento il Presidente percepisce 9.000 euro e i Consigieri 12.200 euro netti) Il Pres. Del Consiglio V. Niro, spiegava che non era previsto dalle normative vigenti l’istituto della rinuncia agli emolumenti dei Consiglieri regionali ma che questa fattispecie poteva essere espressamente disciplinata.

Dopo questa presa di posizione condivisibile al momento da tutti i cittadini, quale strumento di riduzione dei costi della politica e paragonati al momento storico in cui disoccupazione, mobilità e cassa integrazione sono i termini più consueti e usati, chi non appoggerebbe l'idea che i nostri politici regionali debbano rinunciare ai rimborsi alle indennità pur di dare un segnale di solidarietà al popolo che soffre?

Fino a questo punto, senza riflessioni ulteriori, la questione parrebbe non avere temi di smentita e la concentrazione mediatica degli ultimi mesi, imbastita unicamente sulle abbondandi indennità percepite dai nostri amministratori regionali e le condivisioni di riduzione celano invece altri problemi non trascurabili.

Con la riduzione delle indennità a soli 2.500 euro come si può essere presenti per rappresentanza quotidiana nelle molteplici chiamate nei comuni e nei luoghi più diversificati della regione? Con uno stipendiuccio così esiguo i grillini ci possono riuscire facendo politica solo ed esclusivamente sul web, stando a casa propria e abitando nel capoluogo di regione, ma se dovessero avere dei mandati più incisivi per la collettività e quindi spostarsi quotidianamente con i loro mezzi in largo e in lungo su un territorio dove da Termoli a Venafro si coprono andata e ritorno 220 km. oltre la metà della loro indennità andrebbe in fumo (in nafta).

Se al costo del carburante aggiungeremmo la necessità di rifocillarsi tra pranzo e cena  per due persone (lui e l''autista)  ai 2.500 euro bisognerebbe aggiungere di tasca propria qualche migiaio di euro. Cosa ne deriverebbe? Vedremmo la rinuncia alle chiamate dei sindaci; la mancata presenza nei convegni; la  scarsa partecipazione politica in importanti riunioni decisive per le aziende, in quanto difficilmente sostenibili dalle proprie possibilità. Se poi si considera che un professionista normalmente dovrebbe portarsi qualcosa a casa visto l'impegno profuso nella direzione del miglioramento della vita dei cittadini e le grane che soprattutto in questo momento si devono affrontare, i Consiglieri regionali cosa dovrebbero fare?

Rivolgersi ai genitori per il mantenimento delle famiglie? Cosa davvero grottesca. Muovendo quindi dall'animo popolare che vede per antonomasia oggi l'equazione “politico = ladro”si può solo in questo caso accettare a mero scopo di provocazione la riduzione delle indennità  come palesate dai grillini, ma non una vera riduzione dei compensi per le spese reali sostenute dai Consiglieri regionali. Si vuole colpire quindi con proclami e rinunce un falso problema. La preoccupazione reale che deve interessare i cittadini non sono le giustificabili indennità percepite e spese dai nostri politici in larga misura, ma il lavoro da essi svolto nel programmare il nostro futuro, un compito sempre più arduo e complesso in una regione dove  l'artigianato, il commercio e l'industria sono agonizzanti e bisogna reinventarsi una collocazione per sopravvivere.

I cittadini devono necessariamente unirsi e pretendere una filiera sostenibile e credere in essa per restare in questa terra e non concentrarsi su false, seppur  esaltanti problematiche su cui poter scaricare  la propria rabbia. Pensate che fino a ieri il problema indennità non era stato mai messo in discussione in quanto accettato quale normalità per i personaggi chiamati a rappresentarci e le spese enormi da essi sostenute, in quanto tutti stavano bene e godevano di un'economia sostenibile. Oggi che la crisi ha investito tutti i segmenti della vita lavorativa dei cittadini, tranne quella degli impiegati che possono contare su uno stipendio fisso, i costi della rappresentanza politica non si sono ridotti o dimezzati, anzi, dati i costi a rialzo costante  sono sicuramente aumentati.



Sparo a Zero

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