giovedì 8 agosto 2013

Bankitalia, si confermano minori prestiti a famiglie

Causa fondamemtale è volontà famiglie di non acquistare dovuta a crisi e incertezza prospettive.








Anche Bankitalia conferma l’analisi che l’O.N.F. ha svolto sui prestiti e l’indebitamento delle famiglie. Ed è pur vero che ciò corrisponde al cosiddetto credit crunch dovuto agli atteggiamenti micragnosi del sistema bancario e finanziario. Ma la ragione del minor indebitamento delle famiglie è dovuto a ben altro e cioè alla volontà delle famiglie di ridurre al minimo gli acquisti per la situazione economica data e per considerazioni negative sulle prospettive. Abbiamo già pubblicizzato lo studio che qui ne proponiamo uno stralcio:

"Nel 2013 si registra l’ennesimo calo consecutivo delle consistenze del credito al consumo: meno 4% rispetto allo scorso anno.

L’analisi dell’andamento del credito al consumo rappresenta, quindi, un chiaro quadro del mutamento delle condizioni sociali e delle abitudini delle famiglie avvenuto nell’ultimo decennio.

Come si evince dalla tabella, infatti, dal 2002 al 2009 vi è stata una continua crescita delle consistenze debitorie. Un andamento dovuto al fatto che, all’indomani del passaggio all’Euro, per colmare la perdita del potere di acquisto derivante dal forte aumento dei prezzi e delle tariffe, nonché per mantenere gli stessi standard di vita, le famiglie hanno iniziato a ricorrere in misura sempre maggiore all’indebitamento (richiedendo sia prestiti personali, che prestiti per acquisti rateali e persino per andare in vacanza).

A partire dal 2009 – 2010, con l’aggravarsi degli effetti della crisi economica, tale andamento ha iniziato a ribaltarsi: le famiglie hanno cominciato a diminuire fortemente gli acquisti, anche rateali.

Il calo più marcato si registra proprio nel 2013, anno in cui le consistenze debitorie son tornate ai livelli antecedenti il 2008".

Ad accelerare, inoltre tale tendenza contribuisce l’insostenibile clima di incertezza, che investe specialmente il fronte fiscale: i cittadini non sono più nella condizione di poter programmare nulla fino a quando non conosceranno con esattezza cosa deciderà il Governo in tema di IVA, IMU e Tares ( che per costi diretti ed indiretti da uno studio O.N.F. potrebbe incidere qualora mantenute, sul potere di acquisto per 937 Euro).

"Si tratta di un segnale di forte allarme che il Governo non può più ignorare". -  dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti.

Per questo è urgente intervenire con misure concrete ed efficaci per avviare un deciso rilancio del potere di acquisto delle famiglie, attraverso detassazioni (no IMu su prima casa-no aumento IVA- rimodulazione TARES) e investimenti per il lavoro e l’occupa.

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