Sarà il 2013 il vero 'annus horribilis' nel settore delle attività produttive (o improduttive?) della nostra Regione: infinite vertenze aziendali ancora aperte e nessuno spiraglio di soluzione, mancando come sempre un serio progetto di sviluppo che individui i nuovi settori strategici ed innovativi su cui investire per il prossimo futuro.
Ma per affrontare questo argomento, occorrerebbero paginate di giornale e dunque mi limiterò a brevi considerazioni sulla vertenza più importante che la politica molisana sta affrontando ormai da oltre un anno: la questione Ittierre. Essa può valere come fulgido esempio per molte altre simili circostanze.
Alcune settimane fa è sembrato che almeno una parte delle rappresentanze sindacali volessero affrontare a muso duro i problemi enormi e ormai palesi a tutti, con cui l’azienda tessile di Pettoranello sarà costretta a fare i conti nei prossimi giorni: ritardi nella realizzazione dei campionari e delle produzioni, mancati arrivi delle materie prime a causa dei mancati pagamenti ai fornitori, comportamenti al limite del mobbing sul posto di lavoro (cose, insomma, già viste…)
Il mio auspicio è quello di riuscire a rivedere gli antichi fasti che abbiamo conosciuto anni fa, insieme (of course) alla garanzia di lavoro per gli attuali dipendenti e per tutto l’indotto tessile molisano, con una cospicua parte della ricchezza generata che rimane su questo territorio (e questo sempre in riferimento ai 12 milioni di euro di garanzia prestati dalla Regione Molise).
Purtroppo, però, la Ittierre pare rappresentare l’esempio classico delle fallimentari politiche industriali viste e subìte negli ultimi decenni in ogni angolo d’Italia ed ancor di più nel nostro bistrattato meridione.
La classe politica nostrana, malata da sempre di esasperato 'provincialismo' insieme a sindacati che hanno abdicato al proprio ruolo (non conoscendo forse troppo bene il reale funzionamento di una economia sana ed ormai assuefatti a gestioni “familistiche”) tendono a tener buoni i lavoratori e i fasonisti, convincendoli che non bisogna disturbare troppo i 'manovratori' altrimenti le conseguenze potrebbero essere peggiori di quelle già prospettate nelle scorse settimane: oltre 300 esuberi (forse 400?), con una azienda che chiuderà, come ammesso dallo stesso Antonio Bianchi, con fatturati in netto calo e risultati in perdita (ma è tutto sotto controllo!!!)
Questo modo di agire della politica, unito a gestioni industriali catastrofiche, produce danni sempre più gravi: si ripercuote drammaticamente sulle aziende interessate, creando lavoratori spenti, manager che non sanno gestire e imprenditori incapaci (ovvero capaci soprattutto di privatizzare gli utili e socializzare le perdite), sempre protetti dal cosiddetto 'Ricatto alla Politica": in mancanza di finanziamenti pubblici l’azienda 'sarà costretta' a licenziare.
Era solo il 7 aprile del 2012 (Nove mesi fa) quando Antonio Bianchi pubblicava su un quotidiano locale free-press, una lettera aperta dove si autoincensava, sostenendo che in 35 anni di lavoro lui 'non ha mai chiesto nulla alle istituzioni e così continuerà a fare perché ha sempre contato, conta e conterà in futuro, solo sulle sue forze, sulle proprie intuizioni e sulla determinazione di imprenditore e non di certo su sostegni esterni che non fanno parte delle proprie logiche professionali'.
Dunque, considerati gli attuali risultati della Ittierre, sembra che Antonio Bianchi:
a) – abbia accusato un mancamento di forze;
b) - le sue intuizioni e determinazioni non sono state così brillanti;
c) - dovrà rivedere le sue logiche professionali.
Non ci resta che aspettare poche settimane, per verificare se la politica (con la p minuscola) cederà al cosiddetto 'ricatto' o se la Politica (con la P maiuscola) terrà la schiena dritta ed anche a costo di sacrifici dolorosi per tutti, riuscirà a svincolarsi dalle logiche e strategie ormai logore per innescare un processo davvero innovativo. Ad majora.
Alcune settimane fa è sembrato che almeno una parte delle rappresentanze sindacali volessero affrontare a muso duro i problemi enormi e ormai palesi a tutti, con cui l’azienda tessile di Pettoranello sarà costretta a fare i conti nei prossimi giorni: ritardi nella realizzazione dei campionari e delle produzioni, mancati arrivi delle materie prime a causa dei mancati pagamenti ai fornitori, comportamenti al limite del mobbing sul posto di lavoro (cose, insomma, già viste…)
Il mio auspicio è quello di riuscire a rivedere gli antichi fasti che abbiamo conosciuto anni fa, insieme (of course) alla garanzia di lavoro per gli attuali dipendenti e per tutto l’indotto tessile molisano, con una cospicua parte della ricchezza generata che rimane su questo territorio (e questo sempre in riferimento ai 12 milioni di euro di garanzia prestati dalla Regione Molise).
Purtroppo, però, la Ittierre pare rappresentare l’esempio classico delle fallimentari politiche industriali viste e subìte negli ultimi decenni in ogni angolo d’Italia ed ancor di più nel nostro bistrattato meridione.
La classe politica nostrana, malata da sempre di esasperato 'provincialismo' insieme a sindacati che hanno abdicato al proprio ruolo (non conoscendo forse troppo bene il reale funzionamento di una economia sana ed ormai assuefatti a gestioni “familistiche”) tendono a tener buoni i lavoratori e i fasonisti, convincendoli che non bisogna disturbare troppo i 'manovratori' altrimenti le conseguenze potrebbero essere peggiori di quelle già prospettate nelle scorse settimane: oltre 300 esuberi (forse 400?), con una azienda che chiuderà, come ammesso dallo stesso Antonio Bianchi, con fatturati in netto calo e risultati in perdita (ma è tutto sotto controllo!!!)
Questo modo di agire della politica, unito a gestioni industriali catastrofiche, produce danni sempre più gravi: si ripercuote drammaticamente sulle aziende interessate, creando lavoratori spenti, manager che non sanno gestire e imprenditori incapaci (ovvero capaci soprattutto di privatizzare gli utili e socializzare le perdite), sempre protetti dal cosiddetto 'Ricatto alla Politica": in mancanza di finanziamenti pubblici l’azienda 'sarà costretta' a licenziare.
Era solo il 7 aprile del 2012 (Nove mesi fa) quando Antonio Bianchi pubblicava su un quotidiano locale free-press, una lettera aperta dove si autoincensava, sostenendo che in 35 anni di lavoro lui 'non ha mai chiesto nulla alle istituzioni e così continuerà a fare perché ha sempre contato, conta e conterà in futuro, solo sulle sue forze, sulle proprie intuizioni e sulla determinazione di imprenditore e non di certo su sostegni esterni che non fanno parte delle proprie logiche professionali'.
Dunque, considerati gli attuali risultati della Ittierre, sembra che Antonio Bianchi:
a) – abbia accusato un mancamento di forze;
b) - le sue intuizioni e determinazioni non sono state così brillanti;
c) - dovrà rivedere le sue logiche professionali.
Non ci resta che aspettare poche settimane, per verificare se la politica (con la p minuscola) cederà al cosiddetto 'ricatto' o se la Politica (con la P maiuscola) terrà la schiena dritta ed anche a costo di sacrifici dolorosi per tutti, riuscirà a svincolarsi dalle logiche e strategie ormai logore per innescare un processo davvero innovativo. Ad majora.

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