mercoledì 16 luglio 2014

Molise: la benzina più cara d'Italia, ha fatto registrare sulle vendite perdite del 50% ai distributori.

La crisi morde ed è palpabile. Lo vediamo quotidianamente alle pompe dei distributori di benzina. Negli ultimi giorni, se siete attenti osservatori, vi sarà capitato di vedere ad Isernia e in generale in tutta la regione, diversi distributori con il cartellino bianco sulle pompe con la classica scritta: diesel o benzina finita.






Questo, non vuol dire che vi è in atto la corsa ai distributori, per scioperi imminenti, no, non vi è la disponibilità di sempre del carburante, in quanto, i benzinai non hanno più la capacità di acquistare le benzine come un tempo alla petrolifera. Infatti il pieno alle cisterne si paga in anticipo. I benzinai aspettano di svuotare le cisterne prima di rifare gli ordini. La verità preoccupante, è la perdita, nell’ultimo anno del 50% delle vendite alle pompe. La situazione è irreparabile, ha posto in crisi tutti gli operatori dei distributori: nessuno escluso.

Nel Molise, sull’orlo del collasso economico, la questione si manifesta nella sua gravità, ed è peggiore delle altre regioni, in quanto, il costo del carburante per le accise regionali, ha fatto lievitare i prezzi in maniera esponenziale. Abbiamo di fatto, le benzine più care d’Italia. Siamo, come al solito, campioni di negatività. L’incidenza dei trasporti sulle nostre imprese, che a fatica vogliono restare ancora in questa regione, con la speranza di un futuro sostenibile, è minata da costi sempre più esosi del carburante. Spostarsi acquistando le benzine in Molise non è assolutamente conveniente. Basta recarsi a 10 minuti di auto, per esempio a Castel Di Sangro, per notare una differenza notevole sul costo/litro:  vi sono fino a 20 cent/litro in meno di risparmio.

Le imprese che viaggiano con i mezzi leggeri e pesanti, evitano di fare il pieno nel Molise. Basta mettersi in macchina ed osservare, sconsolati operatori che pur di racimolare qualche euro in più, e allettare i clienti, servono gli automobilisti ai distributori automatici. Molti pensano di cambiare mestiere, di vendere i distributori o di chiuderli definitivamente: il tempo che si impegna è notevole e i pochi centesimi pro litro, che le industrie petrolifere mettono a loro disposizione sono esigue; con il 50% delle vendite in meno, molti non riescono più a coprire i costi gestionali, figuriamoci a spuntare un minimo guadagno.Non vi sono nemmeno più le proteste di categoria, che hanno caratterizzato gli anni scorsi.

Vi è una tacita rassegnazione nei benzinai, sempre più poveri e al limite dell’indebitamento cronico: specchio di una regione votata alla irrimediabile disperazione dei suoi abitanti. Ci spiega un benzinaio dell’isernino. << Con tutta la buona volontà, mi sveglio all’alba, ho dovuto licenziare l’unico operaio che mi dava una mano. Se pagavo lo stipendio più contributi a lui, io non guadagnavo nemmeno un euro, anzi ci rimettevo! Sono qui 12 ore al giorno credetemi: spesso non riesco a portarmi a casa nemmeno 500 euro.

Non posso permettermi di fare credito a qualche impresa che me lo chiede, devo anticipare alla petrolifera il pieno delle cisterne; fino ad un paio di anni fa esse si svuotavano in una settimana, oggi non si capisce più. La perdita del 50% delle vendite? Credo che sia anche superiore. Molti automobilisti, si fermano, vedono i prezzi delle benzine esposti e vanno via. Fino a qualche mese fa, la petrolifera a cui sono legato da contratto ventennale di fornitura, mi concedeva qualche centesimo di sconto, oggi nemmeno più questo: non posso più continuare così>>.

Volendo anche sdrammatizzare il momento storico, credere nella ripresa è difficile, ogni giorno assistiamo a fenomeni di disperazione economica, come nel caso di questo comparto, definito ricco fino a qualche anno fa ed oggi, soprattutto in una regione povera come la nostra, sull’orlo del fallimento.

 P.Tonti

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