I lavoratori londinesi, durante tutto il periodo delle Olimpiadi, lavorano in telelavoro, mentre in Italia tale cultura è inesistente; novità dalla Legge di stabilità 2012.
Il telelavoro è la forma di lavoro principale per la capitale inglese durante le Olimpiadi. A convincere le massime autorità britanniche sono state le analisi sui benefici che questa decisione avrebbe portato sul traffico cittadini e in generale sui trasporti. Il periodo in cui i lavoratori opereranno da casa va dal 21 luglio al 9 settembre, quando si concluderanno anche le Paralimpiadi.
Sicuramente la regola vale per tutti i dipendenti della pubblica amministrazione, ma almeno il 50% delle aziende private ha già attivato una maggiore flessibilità. In Italia, invece, il concetto di telelavoro è ancora scarsamente digerito da amministrazioni e aziende, con un ritardo significativo rispetto a tutte le altre nazioni europee.
Solo il 4,3% delle aziende italiane prevede una qualche forma di telelavoro, per un totale di 770 mila dipendenti che potrebbero lavorare da remoto e solo 55mila che ci lavorano realmente. Eppure a livello tecnologico l’Italia non ha nulla da invidiare in questo senso e i vantaggi del telelavoro sarebbero evidenti anche nel nostro Paese.
In particolare i lavoratori, soprattutto nelle grandi città, risparmierebbero in tempo e denaro evitando gli spostamenti e potendo offrire più attenzione alla famiglia, mentre le aziende risparmierebbero sui costi di gestione delle sedi e aumenterebbero l’efficienza grazie alla flessibilità.
Ne beneficerebbero anche gli altri cittadini, che si vedrebbero ridurre fortemente il traffico e l’inquinamento. Qualche novità potrebbe giungere dalla Legge di stabilità 2012 (art. 22, c. 5), che prevede misure di incentivazione per le aziende.
Sicuramente la regola vale per tutti i dipendenti della pubblica amministrazione, ma almeno il 50% delle aziende private ha già attivato una maggiore flessibilità. In Italia, invece, il concetto di telelavoro è ancora scarsamente digerito da amministrazioni e aziende, con un ritardo significativo rispetto a tutte le altre nazioni europee.
Solo il 4,3% delle aziende italiane prevede una qualche forma di telelavoro, per un totale di 770 mila dipendenti che potrebbero lavorare da remoto e solo 55mila che ci lavorano realmente. Eppure a livello tecnologico l’Italia non ha nulla da invidiare in questo senso e i vantaggi del telelavoro sarebbero evidenti anche nel nostro Paese.
In particolare i lavoratori, soprattutto nelle grandi città, risparmierebbero in tempo e denaro evitando gli spostamenti e potendo offrire più attenzione alla famiglia, mentre le aziende risparmierebbero sui costi di gestione delle sedi e aumenterebbero l’efficienza grazie alla flessibilità.
Ne beneficerebbero anche gli altri cittadini, che si vedrebbero ridurre fortemente il traffico e l’inquinamento. Qualche novità potrebbe giungere dalla Legge di stabilità 2012 (art. 22, c. 5), che prevede misure di incentivazione per le aziende.
daPmi.it

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