C’è malcontento fra molti dipendenti del Comune di Isernia, a causa della paventata decurtazione di oltre il 50% delle indennità loro spettanti ai sensi del contratto decentrato degli enti locali.
I malumori si sono acuiti dopo che, lo scorso 2 agosto, la riunione fra amministrazione municipale e sindacati è saltata per negligenza dell’ufficio personale e, conseguentemente, non s’è potuta affrontare la questione. Ciò ha indotto uno dei sindacalisti presenti al tavolo della trattativa a chiedere al Commissario Vardè, tramite lettera, i “dovuti provvedimenti a carico” della responsabile del servizio personale, della responsabile dell’ufficio legale e della presidente della commissione trattante; riservandosi anche di “adire gli altri organi, non esclusa la magistratura contabile”.
Quasi tutti i dipendenti “decurtati”, intanto, in difesa dei propri diritti si sono autorganizzati, diffidando con una nota il Comune, anche perché i tagli penalizzano solo alcune categorie e, in maniera sospetta, non toccano quelle figure che si dividono quasi tutta la torta a discapito dei colleghi. Infatti, nel verbale della riunione di contrattazione che ha preceduto quella del 2 agosto, si legge che più d’un sindacato ha proposto l’abolizione delle cosiddette posizioni organizzative, assegnate a pochi privilegiati e che - guarda caso - assorbono proprio quel 50% di indennità che si intende sottrarre agli altri.
A una decina di dipendenti, quindi, viene ripartita una indennità ingente, che supera i 50mila euro l’anno, una cifra del tutto sproporzionata poiché equivale all’importo complessivo di tutte le altre indennità messe insieme, cioè quelle molto esigue destinate al rimanente personale formato da un centinaio di dipendenti i quali, per la maggior parte, in modo iniquo, percepiscono solo poche decine di euro ciascuno (cioè 25 volte di meno delle p.o.). A ciò si aggiunga che per i premi economici superiori (posizioni organizzative) continuano ad essere erogati mensilmente nonostante siano scaduti da mesi.
Una situazione del genere s’era creata al Comune anche un paio d’anni fa. L’amministrazione ridusse arbitrariamente le somme spettanti al personale ma poi, fra rimborsi ai dipendenti e spese legali, fu costretta dal giudice competente a sborsare un importo triplo rispetto a quello decurtato.
Quasi tutti i dipendenti “decurtati”, intanto, in difesa dei propri diritti si sono autorganizzati, diffidando con una nota il Comune, anche perché i tagli penalizzano solo alcune categorie e, in maniera sospetta, non toccano quelle figure che si dividono quasi tutta la torta a discapito dei colleghi. Infatti, nel verbale della riunione di contrattazione che ha preceduto quella del 2 agosto, si legge che più d’un sindacato ha proposto l’abolizione delle cosiddette posizioni organizzative, assegnate a pochi privilegiati e che - guarda caso - assorbono proprio quel 50% di indennità che si intende sottrarre agli altri.
A una decina di dipendenti, quindi, viene ripartita una indennità ingente, che supera i 50mila euro l’anno, una cifra del tutto sproporzionata poiché equivale all’importo complessivo di tutte le altre indennità messe insieme, cioè quelle molto esigue destinate al rimanente personale formato da un centinaio di dipendenti i quali, per la maggior parte, in modo iniquo, percepiscono solo poche decine di euro ciascuno (cioè 25 volte di meno delle p.o.). A ciò si aggiunga che per i premi economici superiori (posizioni organizzative) continuano ad essere erogati mensilmente nonostante siano scaduti da mesi.
Una situazione del genere s’era creata al Comune anche un paio d’anni fa. L’amministrazione ridusse arbitrariamente le somme spettanti al personale ma poi, fra rimborsi ai dipendenti e spese legali, fu costretta dal giudice competente a sborsare un importo triplo rispetto a quello decurtato.
Enrico Olmi

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