Giovedì 12 luglio c.a. dalle ore 10.30 terrò una conferenza stampa di protesta davanti ai cancelli del palazzo provinciale durante la quale illustrerò tutti gli aspetti negativi e ingiusti derivanti dalla decisione possibile della cancellazione della provincia.
Nel marzo del 1970 avevo 16 anni ma non erano pochi per incominciare a capire cosa fare da grande. Fu quella la prima vera occasione per capire e far capire che a questa terra ci tenevo, tanto, e che niente e nessuno avrebbe distolto la mia attenzione da tale convincimento. Acqua ne è passata sotto i ponti, molti amici di battaglie hanno preferito mescolarsi all’anonimato, tanto altri si sarebbero interessati alla cosa pubblica. Per me che il significato di un credo corrisponde esattamente all’agire per il credo, non c’è stata sirena di sorta che abbia potuto invertire la rotta del sentire.
Ed allora, oggi come ieri, il mio grido di giustizia si leva alto nell’aria a rivendicare rispetto per la nostra identità. A dire il vero già molto tempo prima uomini e donne avevano lottato per lo stesso motivo senza ottenere quanto chiesto ma avevano creato i presupposti affinché quelli dopo di loro avessero più fortuna. Scioperi, cortei, manifestazioni, occupazioni, processioni di auto, cosa non si tentò per raggiungere l’agognato traguardo? E pensare che gli ostacoli maggiori erano presenti sul nostro stesso territorio, questa regione non finisce mai di sorprendere, Iadopi docet, ma anche questa nazione non impara mai, piemontesi prima e leghisti poi, insegnano, amaramente. Ma poi, in fin dei conti, cosa si chiedeva di così straordinario, di così ostile per gli altri, di così ingiusto da far esaltare contrarietà di sorta? Quello che oggi sembra non interessare nessuno, dando viva la sensazione di parlare di qualcosa di inutile, addirittura di dannoso.
Meno male che la costituzione la pensa diversamente a differenza dell’attuale premier, di quello precedente e di diverse forze politiche, Italia dei Valori in testa. Certo, se nessuno prova a spiegare cosa si cela dietro manovre anticostituzionali, antidemocratiche, allora capisco l’atteggiamento. Comunque, il 3 marzo del 1970 Isernia corona il suo sogno e quello di un intero territorio, assurge al ruolo di provincia! In questa città avevano mandato persino l’esercito per sedare gli animi dei rivoltosi, calmati con le “buone” ma solo momentaneamente. Sul finire degli anni sessanta, appunto quelli della mia presa di coscienza, le lotte ripresero fino al raggiungimento dell’obiettivo. Pensate, una delle proteste più significative e comunicative di allora fu quella di organizzare un serpentone di auto con la targa posticcia IS che partendo da Piazza ex Padre Giacinto (quella dei cappuccini), si diresse verso la capitale ma fu stoppata e rimandata indietro al casello di San Vittore! Fa quasi tenerezza se non fosse una cosa seria e rischiosa.
In quegli anni che precedevano di poco il ’68 e che poi si sovrappose ad esso, bastava poco per essere preso e portato nelle patrie galere. E fu così che tra una protesta e un’altra capitò anche a me! Il blocco dei treni, l’organizzata invasione pacifica dei binari della stazione ferroviaria della città all’altezza del passaggio al livello (allora poco più avanti della posizione attuale), da parte di duemila studenti che mi seguirono convinti, segnarono il passo tra me e la privazione della libertà! Allora la chiamarono istigazione a delitto con danni per le ferrovie pari a 50 milioni di lire, una cifra esagerata per quei tempi! Non si scherzava e solo anni di rinvii e l’amnistia fecero di me di nuovo un cittadino libero! Oggi fa quasi sorridere una iniziativa del genere ma allora la celere, comandata ferocemente spesso da uomini provenienti dal vecchio regime fascista, attaccavano, picchiavano, ti arrestavano per niente o quasi.
Oggi tristemente la caserma Diaz ha rievocato quel periodo. Tutto questo da me fu vissuto con grande senso di ingiustizia e dolore in considerazione della personale e convinta non violenza che da sempre è compagna delle mie battaglie. Con il tempo gli uomini in divisa hanno imparato a distinguere i violenti dai pacifici e noi a separare gli agenti arroganti e picchiatori da quelli che sanno accompagnare i cittadini nelle loro rivendicazioni e spesso farle proprie. Almeno qui da noi.
NON SO VOI, MA IO NON CI STO!
A distanza di quarantadue anni da quella fondamentale, democratica, costituzionale conquista, dopo aver visto sottosegretari di stato, ministri, personalità di ogni genere, presidenti della repubblica, uno su tutti Pertini, dopo aver conquistato la preziosa presenza del capo di governo di allora Aldo Moro presente all’inaugurazione del palazzo di giustizia, con la scusa di eliminare gli enti inutili e costosi, un governo, non ostacolato più di tanto dalle forze politiche, sta cancellando anni di battaglie e dolori patiti! Personalmente credo nell’importanza di tutti quei soggetti sul territorio preposti all’organizzazione e che si mettono al servizio dei cittadini, ci sono perché il loro ruolo è stato studiato da chi, prima di noi, a seguito di sangue versato, scrisse le regole e l’incastellamento dell’apparato democratico. Le province, così come i comuni e le regioni, sono porzioni inamovibili di un puzzle che se rimossi in alcune sue parti, ne cancella il significato, ne mina le fondamenta, crea solo squilibrio e mette uomini e donne in condizioni di grande disagio organizzativo, ne limita i movimenti, ne aumenta i disagi, aspetto non secondario in un territorio così complesso e articolato.
Diverso se intorno a questi enti, al fine di accontentare appetiti politici, sorgono come funghi satelliti inutili, costosi e dannosi. Ecco, è qui che bisogna intervenire, eliminare drasticamente consorzi, comunità, cordate, pseudo associazioni, assessorati fantasma, circoli di pensatori e di nullafacenti, congreghe e via discorrendo e con essi lo stuolo di affaristi, arraffoni, approfittatori, galoppini, politici trombati e chi più ne ha, più ne metta. Facciamo questo, verifichiamone i risparmi e poi si vedrà come quel che resta sia di grande utilità. Una provincia si porta via prefetture, questure, uffici scolastici e uffici di varia natura, non ti restituisce niente in cambio, se non disagio e cancellazione di lotte e storia. Personalmente ho operato come amministratore provinciale, l’ho fatto con convinzione e dedizione e i frutti erano evidenti, ho lavorato allora come non mai!
E ADESSO BASTA, “BANDO” ALLE STORIE. PERSONALMENTE PROTESTERO’ CONTRO QUESTA BARBARIE A DANNO DELLA NOSTRA IDENTITA’, DELLA NOSTRA TERRA, QUELLA DEI SANNITI, DEI DURI, DEI DIFENSORI FINO ALL’ULTIMO DEL PROPRIO SENTIRE, DEL PROPRIO CONQUISTATO! GIOVEDI’ 12 LUGLIO C.A. DALLE ORE 10.30 TERRO’ UNA CONFERENZA STAMPA DI PROTESTA DAVANTI AI CANCELLI DEL PALAZZO PROVINCIALE DURANTE LA QUALE ILLUSTRERO’ TUTTI GLI ASPETTI NEGATIVI E INGIUSTI DERIVANTI DALLA DECISIONE POSSIBILE DELLA CANCELLAZIONE DELLA PROVINCIA.
QUESTA VOLTA A DIFFERENZA DELLE SOLITE CONFERENZE RISTRETTE AGLI ADDETTI AI LAVORI, VORRO’ VEDERE QUANTI TRA CTTADINI, AMMINISTRATORI, EX POLITCI, PARTITI, IMPIEGATI, STUDENTI, VORRANNO DIMOSTRARE CON LA LORO PARTECIPAZIONE CUORE, FEDE, APPARTENENZA, VOGLIA DI DEMOCRAZIA, DI GIUSTIZIA, DI AMORE PER QUESTA TERRA! AI TANTI AMICI DI PERCORSO DI QUEGLI ANNI E DEI SUCCESSIVI DICO SIN D’ORA: NON POTETE MANCARE, PORTATE I VOSTRI FIGLI E INSEGNAMO LORO COME SI E’ FATTA LA STORIA E COME ANCORA UNA VOLTA SI PUO’ RIFARE!
Ed allora, oggi come ieri, il mio grido di giustizia si leva alto nell’aria a rivendicare rispetto per la nostra identità. A dire il vero già molto tempo prima uomini e donne avevano lottato per lo stesso motivo senza ottenere quanto chiesto ma avevano creato i presupposti affinché quelli dopo di loro avessero più fortuna. Scioperi, cortei, manifestazioni, occupazioni, processioni di auto, cosa non si tentò per raggiungere l’agognato traguardo? E pensare che gli ostacoli maggiori erano presenti sul nostro stesso territorio, questa regione non finisce mai di sorprendere, Iadopi docet, ma anche questa nazione non impara mai, piemontesi prima e leghisti poi, insegnano, amaramente. Ma poi, in fin dei conti, cosa si chiedeva di così straordinario, di così ostile per gli altri, di così ingiusto da far esaltare contrarietà di sorta? Quello che oggi sembra non interessare nessuno, dando viva la sensazione di parlare di qualcosa di inutile, addirittura di dannoso.
Meno male che la costituzione la pensa diversamente a differenza dell’attuale premier, di quello precedente e di diverse forze politiche, Italia dei Valori in testa. Certo, se nessuno prova a spiegare cosa si cela dietro manovre anticostituzionali, antidemocratiche, allora capisco l’atteggiamento. Comunque, il 3 marzo del 1970 Isernia corona il suo sogno e quello di un intero territorio, assurge al ruolo di provincia! In questa città avevano mandato persino l’esercito per sedare gli animi dei rivoltosi, calmati con le “buone” ma solo momentaneamente. Sul finire degli anni sessanta, appunto quelli della mia presa di coscienza, le lotte ripresero fino al raggiungimento dell’obiettivo. Pensate, una delle proteste più significative e comunicative di allora fu quella di organizzare un serpentone di auto con la targa posticcia IS che partendo da Piazza ex Padre Giacinto (quella dei cappuccini), si diresse verso la capitale ma fu stoppata e rimandata indietro al casello di San Vittore! Fa quasi tenerezza se non fosse una cosa seria e rischiosa.
In quegli anni che precedevano di poco il ’68 e che poi si sovrappose ad esso, bastava poco per essere preso e portato nelle patrie galere. E fu così che tra una protesta e un’altra capitò anche a me! Il blocco dei treni, l’organizzata invasione pacifica dei binari della stazione ferroviaria della città all’altezza del passaggio al livello (allora poco più avanti della posizione attuale), da parte di duemila studenti che mi seguirono convinti, segnarono il passo tra me e la privazione della libertà! Allora la chiamarono istigazione a delitto con danni per le ferrovie pari a 50 milioni di lire, una cifra esagerata per quei tempi! Non si scherzava e solo anni di rinvii e l’amnistia fecero di me di nuovo un cittadino libero! Oggi fa quasi sorridere una iniziativa del genere ma allora la celere, comandata ferocemente spesso da uomini provenienti dal vecchio regime fascista, attaccavano, picchiavano, ti arrestavano per niente o quasi.
Oggi tristemente la caserma Diaz ha rievocato quel periodo. Tutto questo da me fu vissuto con grande senso di ingiustizia e dolore in considerazione della personale e convinta non violenza che da sempre è compagna delle mie battaglie. Con il tempo gli uomini in divisa hanno imparato a distinguere i violenti dai pacifici e noi a separare gli agenti arroganti e picchiatori da quelli che sanno accompagnare i cittadini nelle loro rivendicazioni e spesso farle proprie. Almeno qui da noi.
NON SO VOI, MA IO NON CI STO!
A distanza di quarantadue anni da quella fondamentale, democratica, costituzionale conquista, dopo aver visto sottosegretari di stato, ministri, personalità di ogni genere, presidenti della repubblica, uno su tutti Pertini, dopo aver conquistato la preziosa presenza del capo di governo di allora Aldo Moro presente all’inaugurazione del palazzo di giustizia, con la scusa di eliminare gli enti inutili e costosi, un governo, non ostacolato più di tanto dalle forze politiche, sta cancellando anni di battaglie e dolori patiti! Personalmente credo nell’importanza di tutti quei soggetti sul territorio preposti all’organizzazione e che si mettono al servizio dei cittadini, ci sono perché il loro ruolo è stato studiato da chi, prima di noi, a seguito di sangue versato, scrisse le regole e l’incastellamento dell’apparato democratico. Le province, così come i comuni e le regioni, sono porzioni inamovibili di un puzzle che se rimossi in alcune sue parti, ne cancella il significato, ne mina le fondamenta, crea solo squilibrio e mette uomini e donne in condizioni di grande disagio organizzativo, ne limita i movimenti, ne aumenta i disagi, aspetto non secondario in un territorio così complesso e articolato.
Diverso se intorno a questi enti, al fine di accontentare appetiti politici, sorgono come funghi satelliti inutili, costosi e dannosi. Ecco, è qui che bisogna intervenire, eliminare drasticamente consorzi, comunità, cordate, pseudo associazioni, assessorati fantasma, circoli di pensatori e di nullafacenti, congreghe e via discorrendo e con essi lo stuolo di affaristi, arraffoni, approfittatori, galoppini, politici trombati e chi più ne ha, più ne metta. Facciamo questo, verifichiamone i risparmi e poi si vedrà come quel che resta sia di grande utilità. Una provincia si porta via prefetture, questure, uffici scolastici e uffici di varia natura, non ti restituisce niente in cambio, se non disagio e cancellazione di lotte e storia. Personalmente ho operato come amministratore provinciale, l’ho fatto con convinzione e dedizione e i frutti erano evidenti, ho lavorato allora come non mai!
E ADESSO BASTA, “BANDO” ALLE STORIE. PERSONALMENTE PROTESTERO’ CONTRO QUESTA BARBARIE A DANNO DELLA NOSTRA IDENTITA’, DELLA NOSTRA TERRA, QUELLA DEI SANNITI, DEI DURI, DEI DIFENSORI FINO ALL’ULTIMO DEL PROPRIO SENTIRE, DEL PROPRIO CONQUISTATO! GIOVEDI’ 12 LUGLIO C.A. DALLE ORE 10.30 TERRO’ UNA CONFERENZA STAMPA DI PROTESTA DAVANTI AI CANCELLI DEL PALAZZO PROVINCIALE DURANTE LA QUALE ILLUSTRERO’ TUTTI GLI ASPETTI NEGATIVI E INGIUSTI DERIVANTI DALLA DECISIONE POSSIBILE DELLA CANCELLAZIONE DELLA PROVINCIA.
QUESTA VOLTA A DIFFERENZA DELLE SOLITE CONFERENZE RISTRETTE AGLI ADDETTI AI LAVORI, VORRO’ VEDERE QUANTI TRA CTTADINI, AMMINISTRATORI, EX POLITCI, PARTITI, IMPIEGATI, STUDENTI, VORRANNO DIMOSTRARE CON LA LORO PARTECIPAZIONE CUORE, FEDE, APPARTENENZA, VOGLIA DI DEMOCRAZIA, DI GIUSTIZIA, DI AMORE PER QUESTA TERRA! AI TANTI AMICI DI PERCORSO DI QUEGLI ANNI E DEI SUCCESSIVI DICO SIN D’ORA: NON POTETE MANCARE, PORTATE I VOSTRI FIGLI E INSEGNAMO LORO COME SI E’ FATTA LA STORIA E COME ANCORA UNA VOLTA SI PUO’ RIFARE!

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