Il Senato ha approvato ieri l'articolo 34
della riforma costituzionale che introduce un limite agli stipendi degli
amministratori regionali, (giunta, presidente e consiglieri) legandoli a quelli
dei sindaci dei comuni capoluogo di regione. Due gli effetti pratici. Uno nazionale: cioè i
consiglieri regionali italiani non guadagneranno tutti la stessa cifra. Ma
dipende, appunto, dall’indennità che percepisce il sindaco del capoluogo (Roma,
Milano, Napoli e così via). Cifra che non è per tutti i primi cittadini uguale,
ma fissata da decreto ministeriale per fasce di popolazione.
Nel Molise il riferimento è Lo stipendio del sindaco del capoluogo di regione Antonio Battista che percepisce 4.734 euro al mese.
Adeguando lo
stipendio sull’indennità di carica rispetto allo stipendio del sindaco del
capoluogo di regione come previsto dall’Art. 34 la riduzione dello stipendio ai
consiglieri molisani sarà di circa 1.266 euro.
In sintesi i
consiglieri percepiranno d’ora in poi, compreso rimborsi circa 8.000 euro
netti.
Una bella differenza
rispetto ai quasi 15.000 euro che percepivano fino a due anni fa.
Un’altra rivoluzione è
stabilita nella riforma costituzionale approvata ieri, inerente i fondi
destinati ai gruppi regionali per le sue spese personali, il Senato abolisce,
ogni rimborso o altro trasferimento monetario a carico della finanza pubblica
destinato ai gruppi politici regionali. Il Governo non
permetterà quindi per legge, casi “Batman” quali quello del consigliere
regionale del Lazio Franco Fiorito che utilizzò i fondi destinati ai gruppi
regionali per le sue spese personali.
Nell'articolo 39 del ddl Boschi c'è un comma che fa
parte delle disposizioni finali e che dunque non entra nel testo della
Costituzione, ma ha però una forza di rango costituzionale, e dunque più forte
delle leggi regionali, che, di fatto abolisce, i finanziamenti ai gruppi
consiliari. "Non possono essere corrisposti rimborsi o
analoghi trasferimenti monetari recanti oneri a carico della finanza pubblica, si
legge nel testo approvato ieri, in
favore dei gruppi politici presenti nei Consigli regionali".

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