Continua il divario Nord-Sud Italia sul fronte della sanita', un divario che allarma dal momento che il 69%, sia del disavanzo 2010, sia del disavanzo cumulato 2001-2010, e' stato prodotto da sole tre regioni: Lazio, Campania e Sicilia.
Lo ha evidenziato Eugenio Anessi Pessina, docente di Economia Aziendale e Public Management presso l'Universita' Cattolica, in occasione della presentazione della nona edizione del Rapporto Osservasalute (2011).
Il 2010, ha spiegato, ''si e' caratterizzato per una crescita molto contenuta della spesa pubblica pro capite (+0,66%), che mantiene l'Italia al di sotto della media UE-15 sia in termini pro capite, sia (malgrado l'incapacita' di crescere dell'economia italiana) in rapporto al PIL; i disavanzi permangono, ma sono ormai ridotti a livelli molto circoscritti, almeno in termini di valori medi nazionali (nel 2010, circa 39Euro pro capite, pari a 2% del finanziamento e 0,15% del PIL). Tutto cio' riflette e sintetizza un profondo mutamento negli atteggiamenti delle aziende rispetto ai vincoli economico-finanziari: se in passato i vincoli venivano spesso giudicati irrealistici e non incidevano sugli effettivi comportamenti aziendali, generando circoli viziosi di generazione e copertura dei disavanzi, oggi gli stessi vincoli sono giudicati pienamente credibili e condizionano fortemente le scelte gestionali.
Sotto il profilo degli equilibri economici di breve periodo, l'unico elemento di forte preoccupazione e' la differenziazione interregionale, con tre regioni (Lazio, Campania e Sicilia) che da sole hanno prodotto il 69% sia del disavanzo 2010, sia del disavanzo cumulato 2001-2010.
L'identita' tra il dato puntuale 2010 e quello cumulato del decennio, tra l'altro, riflette in modo molto efficace la natura strutturale delle criticita' istituzionali, organizzative e gestionali di queste tre regioni, sebbene il dato puntuale 2010 del loro disavanzo complessivo (1,6 miliardi di euro) sia ben al di sotto del massimo storico di 4 miliardi raggiunto nel 2005 e sebbene la spesa sanitaria pubblica pro capite di Lazio e Campania si sia ridotta, nel 2010, dell'1,75%''.
Alcune criticita' significative si riscontrano anche sotto il profilo finanziario, come testimoniano i lunghi tempi di pagamento ai fornitori.
Ma, ha aggiunto Pessina, ''se per i medical device il fenomeno dei ritardati pagamenti si associa ad una crescita della spesa (in media il 7% in piu' ogni anno negli ultimi 10 anni), ha precisato il Professor Americo Cicchetti, Direttore dell'ALTEMS, Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell'Universita' Cattolica del Sacro Cuore, per il comparto farmaceutico i ritardati pagamenti si associano ad una crescita (2,8% all'anno negli ultimi 10 anni, per la convenzionata) inferiore rispetto a quella media del SSN che e' stata pari al 4,45% all'anno nell'ultimo decennio (2001-2010). Ad ogni modo questo fenomeno, purtroppo, contribuisce a deprimere la ripresa economica in relazione agli effetti negativi che comporta.
La questione piu' critica, pero', concerne gli impatti sull'equita', principio fondante del Servizio Sanitario Nazionale. Gia' in tempi relativamente floridi l'equita' era passata in secondo piano rispetto al binomio 'efficacia-efficienza'; ora, a maggior ragione, e' messa a rischio dalla necessita' di 'tagliare la spesa'''.
Particolarmente critiche, ha concluso, ''sono le prospettive per l'equita' intergenerazionale, per effetto sia del sostanziale blocco degli investimenti (cui contribuisce anche la frequente incapacita' di spendere bene i limitati fondi disponibili), sia dell'impatto che le iniziative di risparmio e razionalizzazione potrebbero avere sullo stato di salute dei cittadini. In linea di principio, naturalmente, tali iniziative dovrebbero identificare ed incidere su situazioni di inefficienza, quindi salvaguardare gli attuali livelli di servizio. Laddove il contenimento dei costi sia ottenuto riducendo i servizi offerti, invece, si potrebbe generare un impatto negativo di medio periodo sulle condizioni di salute della popolazione, con gravi conseguenze negative anche sul piano economico. Naturalmente, il rischio e' piu' accentuato nelle Regioni assoggettate a Piano di Rientro, dove le iniziative di contenimento dei costi sono state piu' intense''.
Il 2010, ha spiegato, ''si e' caratterizzato per una crescita molto contenuta della spesa pubblica pro capite (+0,66%), che mantiene l'Italia al di sotto della media UE-15 sia in termini pro capite, sia (malgrado l'incapacita' di crescere dell'economia italiana) in rapporto al PIL; i disavanzi permangono, ma sono ormai ridotti a livelli molto circoscritti, almeno in termini di valori medi nazionali (nel 2010, circa 39Euro pro capite, pari a 2% del finanziamento e 0,15% del PIL). Tutto cio' riflette e sintetizza un profondo mutamento negli atteggiamenti delle aziende rispetto ai vincoli economico-finanziari: se in passato i vincoli venivano spesso giudicati irrealistici e non incidevano sugli effettivi comportamenti aziendali, generando circoli viziosi di generazione e copertura dei disavanzi, oggi gli stessi vincoli sono giudicati pienamente credibili e condizionano fortemente le scelte gestionali.
Sotto il profilo degli equilibri economici di breve periodo, l'unico elemento di forte preoccupazione e' la differenziazione interregionale, con tre regioni (Lazio, Campania e Sicilia) che da sole hanno prodotto il 69% sia del disavanzo 2010, sia del disavanzo cumulato 2001-2010.
L'identita' tra il dato puntuale 2010 e quello cumulato del decennio, tra l'altro, riflette in modo molto efficace la natura strutturale delle criticita' istituzionali, organizzative e gestionali di queste tre regioni, sebbene il dato puntuale 2010 del loro disavanzo complessivo (1,6 miliardi di euro) sia ben al di sotto del massimo storico di 4 miliardi raggiunto nel 2005 e sebbene la spesa sanitaria pubblica pro capite di Lazio e Campania si sia ridotta, nel 2010, dell'1,75%''.
Alcune criticita' significative si riscontrano anche sotto il profilo finanziario, come testimoniano i lunghi tempi di pagamento ai fornitori.
Ma, ha aggiunto Pessina, ''se per i medical device il fenomeno dei ritardati pagamenti si associa ad una crescita della spesa (in media il 7% in piu' ogni anno negli ultimi 10 anni), ha precisato il Professor Americo Cicchetti, Direttore dell'ALTEMS, Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell'Universita' Cattolica del Sacro Cuore, per il comparto farmaceutico i ritardati pagamenti si associano ad una crescita (2,8% all'anno negli ultimi 10 anni, per la convenzionata) inferiore rispetto a quella media del SSN che e' stata pari al 4,45% all'anno nell'ultimo decennio (2001-2010). Ad ogni modo questo fenomeno, purtroppo, contribuisce a deprimere la ripresa economica in relazione agli effetti negativi che comporta.
La questione piu' critica, pero', concerne gli impatti sull'equita', principio fondante del Servizio Sanitario Nazionale. Gia' in tempi relativamente floridi l'equita' era passata in secondo piano rispetto al binomio 'efficacia-efficienza'; ora, a maggior ragione, e' messa a rischio dalla necessita' di 'tagliare la spesa'''.
Particolarmente critiche, ha concluso, ''sono le prospettive per l'equita' intergenerazionale, per effetto sia del sostanziale blocco degli investimenti (cui contribuisce anche la frequente incapacita' di spendere bene i limitati fondi disponibili), sia dell'impatto che le iniziative di risparmio e razionalizzazione potrebbero avere sullo stato di salute dei cittadini. In linea di principio, naturalmente, tali iniziative dovrebbero identificare ed incidere su situazioni di inefficienza, quindi salvaguardare gli attuali livelli di servizio. Laddove il contenimento dei costi sia ottenuto riducendo i servizi offerti, invece, si potrebbe generare un impatto negativo di medio periodo sulle condizioni di salute della popolazione, con gravi conseguenze negative anche sul piano economico. Naturalmente, il rischio e' piu' accentuato nelle Regioni assoggettate a Piano di Rientro, dove le iniziative di contenimento dei costi sono state piu' intense''.
Asca.it

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